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Community: sappiamo davvero cosa significa?

Quando dobbiamo parlare di “community” – e sarà il caso del COMMUNITY DAY che stiamo organizzando per il 1 Luglio – ci accorgiamo che il termine seppur ormai molto diffuso, non sempre trova una sua definizione univoca. Proviamo allora a ragionarci insieme.

Partiamo dalla definizione del vocabolario Treccani:

Community › 1. Nel linguaggio di Internet, gruppo di persone che si incontrano, discutono e si scambiano informazioni attraverso la rete (gli strumenti utilizzati più frequentemente dagli utenti per interagire sono forum, chat e programmi di messaggistica istantanea): far parte di una community. 2. estens. Il luogo virtuale in cui avvengono le interazioni tra i membri di una community.

La prima cosa che vogliamo mettere in evidenza è l’uso dei termini “interazioni tra i membri“. Questo ci permette di iniziare a dire cosa NON è una community:

  • non è semplicemente un “luogo” – sia esso virtuale o reale.
  • non è semplicemente un “insieme di persone” come potrebbero essere dei followers.

Per dar vita ad una community serve dunque l’interazione, ed essa può avvenire se ci sono interessi comuni e valori condivisi.

Rispetto agli interessi comuni, analizzandoli, possiamo rintracciare tre motivazioni:

  • Supporto reciproco. Ad esempio un gruppo di esperti di programmazione, di consigli tra mamme, di trucchi per videogiocatori o consigli per fuorisede come @MILANODASCROCCO.
  • Condivisione di background, quando cioè ad unire la community sono credenze e scelte, ad esempio la community degli abitanti della stessa città/quartiere, un gruppo sull’alimentazione vegana, una community religiosa o politica. Ad esempio i nostri amici di @WAUMILANO e @MILANO_IN_BICICLETTA
  • Interessi monotematici, semplice da capire in quanto “verticale” ad un tema: ad esempio gli appassionati di di balli latini, di piante carnivore, di gin tonic, o come chi segue un determinato cantante o un certo creator, tipo @LUIGISUTERA12

Tutti e tre queste motivazioni sono in grado di determinare la mia identità digitale che mi permetterà di interagire, ma anche di provare un senso di accettazione nell’essere parte di qualcosa.

Doug Atkin, in “The Culting of Brands” scrive che le community ti danno la possibilità di creare uno spazio di sicurezza psicologica, dove le persone si sentono accettate proprio in virtù delle loro differenze.

Per questo la community deve ritrovarsi in:

  • un codice di condotta (netiquette)
  • un linguaggio condiviso

Sul tema delle espressioni comuni, vi segnalo questo recente articolo de Il Post dedicato ai “crypto bros” ovvero agli appassionati di crypto finanza con i loro “To the moon” e “WAGMI”.

Importante anche rimarcare come l’appartenenza ad una community, e ancor di più la leadershipnon possono essere imposte. L’appartenenza come dicevamo deriva dall’interazione, dall’essere attivi (essere iscritti non basta di certo, al più fa di te un “lurker”) mentre la leadership si guadagna con l’autorevolezza, grazie alle competenze sui temi condivisi (saperne più degli altri) ma anche grazie alle innate doti che un team leader deve possedere.

Altra precisazione: “seguire un brand” non è automaticamente fare community, perchè spesso manca o è in secondo piano l’aspetto di relazione tra i membri. Per questi casi potremmo usare la definizione “Tribù” coniata da Seth Godin.

Avrai quindi capito che creare una community, non è affatto facile. Se tu non disponi delle doti di leader, o delle professionalità di un “community manager”, preparati a dover faticare non poco. Ecco allora una breve check-list che può tornarti utile:

  1. presenza quotidiana : ti servirà tempo e costanza
  2. un’identità visiva : rendi riconoscibile la tua community con colori, logo, simboli
  3. storytelling : racconta la tua storia così che possa diventare la loro
  4. trasparenza/regole : occhio ai passi falsi, non è una dittatura
  5. interazione/creatività : servono idee, condivise

Se vuoi approfondire, ti aspettiamo al Community Day per parlarne con chi se ne occupa tutti i giorni o ha un caso di successo da raccontarti. Potrai fargli le tue domande!

[Foto by Unsplash.com]

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Christian Fusi

Da sempre appasionato del web, nel 2002 ho aperto il mio primo blog, poi la web agency Websushi specializzata in blog, magazine e siti editoriali, e ora sono co-fondatore di Newmi.
Milanese, appassionato di fotografia, dal 2015 sono l'admin della community instagramers Igersmilano.

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